Molto di ciò che oggi chiamiamo "romantico" nasce tra l'XI e il XII secolo nel sud della Francia, nelle corti della Provenza. Lì i trovatori, poeti e musicisti che scrivevano in lingua d'oc, inventano un nuovo modo di cantare l'amore: la fin'amor, l'amore raffinato, che gli studiosi dell'Ottocento chiameranno "amor cortese".
Le regole dell'amore cortese
Nel modello cortese l'amante è un vassallo e la donna amata è la sua signora, spesso sposata e di rango più alto. Lui la serve con fedeltà, la celebra nei versi, ne nasconde il nome dietro uno pseudonimo, il senhal. L'amore è quasi sempre irraggiungibile, e proprio per questo nobilita chi lo prova: rende più generosi, più coraggiosi, più gentili. Alla fine del XII secolo Andrea Cappellano ne raccoglie le regole in un trattato in latino, il De amore.
Lancillotto e Ginevra, Tristano e Isotta
Dalla poesia l'amor cortese passa ai romanzi. Chrétien de Troyes racconta di Lancillotto, il cavaliere più valoroso della Tavola Rotonda, innamorato di Ginevra, la moglie di re Artù. La leggenda di Tristano e Isotta, diffusa in molte versioni, narra di due giovani legati per sempre da un filtro d'amore bevuto per errore, divisi dal dovere e uniti fino alla morte.
Sono storie di passione e di tradimento, ma anche di lealtà assoluta verso la persona amata. Ed è proprio leggendo di Lancillotto e Ginevra che, nell'Inferno di Dante Alighieri, Paolo e Francesca si scambiano il loro primo bacio.
Dalla Provenza all'Italia
L'eredità dei trovatori arriva in Italia con la Scuola siciliana, alla corte di Federico II, dove nasce il sonetto, e poi con il Dolce Stil Novo. La donna diventa sempre più spirituale, fino alla Beatrice di Dante e alla Laura di Petrarca.
Che cosa ci resta
L'idea che l'amore renda migliori, che valga la pena aspettare, che la persona amata vada corteggiata e celebrata: sono tutte eredità cortesi. Ogni volta che scriviamo una dedica, o cerchiamo le parole giuste per qualcuno, siamo un po' trovatori anche noi.
