Per secoli, in Europa, dire l'amore ha voluto dire scrivere un sonetto. Quattordici versi, una struttura rigorosa, e dentro tutto il disordine del cuore. La forma nasce in Italia, alla corte di Federico II, ma diventa leggenda grazie a due poeti: Francesco Petrarca e William Shakespeare.
Petrarca e Laura
Il 6 aprile 1327, nella chiesa di Santa Chiara ad Avignone, Petrarca vede per la prima volta Laura. Da quell'incontro nasce il Canzoniere: 366 componimenti in cui il poeta racconta, per tutta la vita, un amore mai corrisposto. Laura muore di peste nel 1348, nello stesso giorno, il 6 aprile, e Petrarca continua a scriverle.
La novità di Petrarca è lo sguardo rivolto verso l'interno. Laura è quasi evanescente; ciò che conta è quello che l'amore produce in chi ama: contraddizione, memoria, inquietudine. Nel sonetto 90 il poeta rivede i capelli di lei sciolti al vento, "Erano i capei d'oro a l'aura sparsi", e scopre che la ferita non si è chiusa anche se la bellezza è sfiorita.
Il suo modello si diffonde ovunque: per due secoli, in Francia, Spagna e Inghilterra, scrivere d'amore significherà "petrarcheggiare".
Shakespeare: contro gli ostacoli e contro il tempo
Nel 1609 vengono pubblicati i 154 sonetti di Shakespeare. Riprende la forma italiana ma la trasforma, e cambia anche i destinatari: gran parte dei sonetti è rivolta a un giovane uomo, gli ultimi a una misteriosa "dark lady", lontanissima dalle bionde angeliche della tradizione.
Il sonetto 116 contiene una delle definizioni d'amore più citate della lingua inglese:
Let me not to the marriage of true minds
Admit impediments. Love is not love
Which alters when it alteration finds.
"Che io non ammetta impedimenti all'unione di anime fedeli. Amore non è amore se muta quando trova mutamento." L'amore vero, dice Shakespeare, non si piega al tempo né al cambiamento dell'altro: è un faro che guarda le tempeste senza esserne scosso.
Giulietta
Negli stessi anni, in Romeo e Giulietta, Shakespeare affida a una ragazza di quasi quattordici anni l'idea più radicale di tutte: che l'amore non si esaurisca donandolo. "Più ti do, più ho", dice Giulietta dal balcone, "perché entrambi sono infiniti". È la risposta più bella a chi pensa all'amore come a una somma di dare e avere.
