Filosofia

Platone e il Simposio: l’amore come ricerca dell’intero

Da dove viene l'idea della "metà mancante"? Da una cena ad Atene di duemilaquattrocento anni fa, e da un mito raccontato da Aristofane.

Platone e il Simposio: l'amore come ricerca dell'intero

Atene, inizio del IV secolo a.C. Il poeta Agatone ha appena vinto un concorso tragico e festeggia con gli amici. Invece di bere fino all'alba, gli ospiti decidono di fare a turno un discorso in lode di Eros. È la cornice del Simposio di Platone, forse il testo più influente mai scritto sull'amore.

Il mito delle metà

Il discorso più famoso è quello del commediografo Aristofane. All'origine, racconta, gli esseri umani erano doppi: rotondi, con quattro braccia, quattro gambe e due volti. Erano così forti da sfidare gli dèi, e Zeus, per indebolirli, li tagliò a metà. Da allora ognuno di noi cerca la parte che gli è stata tolta.

La conclusione di Aristofane è una delle definizioni d'amore più belle che ci siano arrivate: amore è il nome che diamo al desiderio e alla ricerca dell'intero. Ogni volta che parliamo di "anima gemella" o di "metà della mela", stiamo ancora ripetendo questo mito.

Diotima e la scala dell'amore

Quando tocca a Socrate, il filosofo non parla a nome proprio: riferisce ciò che gli insegnò Diotima, una sacerdotessa di Mantinea. Eros, spiega Diotima, non è un dio perfetto, ma un essere di mezzo, figlio di Poros (la risorsa) e di Penia (la povertà). Per questo è sempre mancante e sempre inventivo: chi ama non possiede ciò che desidera, ma non smette di cercarlo.

Diotima descrive poi un percorso in salita. Si comincia amando la bellezza di un corpo; poi si scopre la bellezza di tutti i corpi; poi quella delle anime, delle azioni, delle conoscenze; fino a contemplare la Bellezza in sé, che non nasce e non muore.

L'"amore platonico"

L'espressione "amore platonico" non è di Platone: la diffonde nel Quattrocento l'umanista fiorentino Marsilio Ficino. Nel linguaggio comune è diventata sinonimo di amore senza corpo, ma nel Simposio il corpo non è negato: è il primo gradino. L'amore, per Platone, non ci chiede di rinunciare al desiderio, ma di lasciarci portare da esso più lontano di quanto immaginavamo.

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