In italiano diciamo "ti amo" alla persona con cui dividiamo la vita, "amo" il mare, "amo" i nostri figli e perfino una canzone. Una sola parola per esperienze molto diverse. I Greci antichi, invece, avevano un vocabolario più ricco, e rileggerlo oggi aiuta a capire meglio che cosa proviamo.
Eros: il desiderio
Eros è l'amore che nasce dalla mancanza: l'attrazione, la passione, il bisogno dell'altro. Per i poeti greci era una forza che colpisce all'improvviso, che "scioglie le membra", come scriveva Saffo. Per Platone diventerà qualcosa di più alto: la spinta che ci muove dalla bellezza di una persona fino alla bellezza in sé.
Philia: l'amicizia
Philia è l'affetto tra pari, fatto di stima, fiducia e scelta reciproca. Aristotele, nell'Etica Nicomachea, la considera tra i beni più necessari della vita: nessuno, dice, sceglierebbe di vivere senza amici, anche se possedesse tutti gli altri beni. È l'amore che resta quando la passione si calma, e che tiene in piedi le coppie migliori.
Storge: l'affetto familiare
Storge è la tenerezza naturale, quella tra genitori e figli, tra fratelli, tra chi è cresciuto insieme. Non si sceglie e non si conquista: c'è, e proprio per questo tendiamo a darla per scontata.
Agape: il dono di sé
Agape è l'amore che non chiede nulla in cambio. Il termine diventa centrale nel Nuovo Testamento, dove indica l'amore di Dio per l'uomo e quello che l'uomo è chiamato a offrire al prossimo. Nella traduzione latina diventerà caritas, da cui la nostra "carità".
Perché conta distinguerle
Nel 1960 lo scrittore C. S. Lewis dedicò un libro, I quattro amori, proprio a queste quattro parole. La sua intuizione è semplice e attualissima: ogni forma d'amore, lasciata sola, rischia di degenerare. L'eros senza philia si consuma, l'affetto senza rispetto soffoca. Gli amori più riusciti sono quelli che, nel tempo, imparano a contenerle tutte.
